Il "Bestiario" di un autore trecentesco. Repertorio ipertestuale delle occorrenze zoonime nelle opere volgari di Giovanni Boccaccio


Autore: Valeria Mouchet - Editore: Edizioni Spolia

Genere: University Press
Pagine: 264
Anno: 2005
Isbn versione PDF: 978-88-89172-00-1


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DESCRIZIONE
Quanti animali conosceva Giovanni Boccaccio e come li utilizzava nelle sue opere?
Il tema ha già suscitato l'interesse della critica, che tuttavia si è soffermata su alcune presenze zoologiche in particolari contesti della produzione letteraria del certaldese, senza affrontare un'analisi sistematica del fenomeno.
Da questa considerazione è nata l'idea di costruire una sorta di repertorio delle occorrenze zoonime nelle opere volgari di Boccaccio che costituisse uno strumento di lavoro, consentendo in prima istanza di proporre alcune parziali riflessioni sull'argomento alla luce di precisi riscontri testuali.
Una prima, rapida consultazione del catalogo zoologico dimostra quanto nella "biblioteca mentale" di Boccaccio fosse ricca la casella "animali", dotata, secondo il presente regesto, di ben centoquarantuno entrate.
I parametri di classificazione di questi animali possono essere molteplici - animali reali vs fantastici, comuni vs inusuali, indicati con nomi generici vs designati con termini tecnici - ma evidenziano tutti l'approfondita competenza zoologica dell'autore.
Le tipologie rinvenute sono davvero numerose, e pure all'interno di ciascuna di esse Boccaccio opera delle distinzioni: è il caso del cavallo, animale in assoluto più citato e alluso attraverso vari nomi di esemplari, o del cane, di cui l'autore conosce diversi tipi, che inserisce con intenti mai casuali in differenti luoghi del testo.
Anche le modalità di citazione degli animali variano a seconda del contesto: a volte si ricordano gli animali che assegnano il nome alle costellazioni zodiacali, quali l'ariete, il toro e il cancro, che sono spesso protagonisti di excursus e perifrasi mitologiche; in altri casi si trovano dei procedimenti di "onomastica mitologica" attraverso i quali gli animali sono ricordati con il nome dei personaggi mitologici che in essi si sono trasformati: così, ad esempio, il gabbiano è indicato con l'antroponimo "Alcione", il ragno con "Aracne" e la rondine con "Progne".
Si devono inoltre segnalare casi di probabili errori culturali, come il "cinifo", nome a cui non sembrerebbe corrispondere in realtà nessun animale, e casi di termini mai attestati prima di Boccaccio: oltre alla "brenna", termine impiegato forse per la prima volta da Boccaccio come nome di cavallo, si pensi alla "toriccia", dal significato molto incerto e qui interpretato, sulla scorta dei commenti riportati nelle edizioni utilizzate, come nome di una varietà di capra. Un caso analogo riguarda i "cani marini", espressione che non pare avere altre attestazioni e che è stata qui intesa, alla luce del significato complessivo del contesto narrativo, come nome di una tipologia di pesci (forse i pescecani).


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Media Aetas.
Collana di studi medievali diretta da Teresa Nocita, 1





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