Ammiletu


Autore: Antonella Fortuna (da William Shakespeare) - Editore: Simonelli Editore

Genere: Teatro
Pagine: 134
Anno: 2011
Isbn versione Epub: 978-88-7647-685-3


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DESCRIZIONE
In Italia, accanto alla lingua nazionale esistono e sopravvivono tante altre Lingue Locali, i Dialetti, che variano di Regione in Regione. Quanto questo patrimonio linguistico della cultura popolare della penisola sia sempre vivo lo dimostra ora, una studiosa siciliana, Antonella Fortuna, che si è dedicata alla traduzione in Siciliano di alcune famose opere teatrali.

Ecco «Ammiletu» versione nella Lingua della Sicilia dell'«Amleto» di William Shakespeare.

Spiega l'autrice:
L’idea di tradurre in vernacolo siciliano l’Amleto (The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark), una delle tragedie shakesperiane più note (probabilmente scritta tra il 1600 e il 1602), mi scaturì dall’ipotesi, avanzata da qualche “burlone”, che Shakespeare potesse averla scritta in Sicilia. Volando molto in alto con la fantasia, il pensiero che tale esimio scrittore abbia potuto calcare la terra di Trinacria, bagnarsi nel suo mare di cristallo e avere l’idea che il fantasma di “Hamlet” s’aggirasse tra le numerose grotte delle sue scogliere scure di lava e bianche di sabbia,
compattata dai venti…, m’intrigava alquanto. Però, per “calarmi” più addentro alla realtà dell’opera, la tradussi dal testo originale inglese ma, confesso, con trepidazione e rispetto.
Così si chiamò Ammillètu quel mio re di Danimarca di cui tutto il mondo conosce la vicenda e del quale si ricorda quanto meno la famosa frase “To be, or not to be… That is the question...” (Sìri o nun sìri… Chissa è ‘a ddumànna…). Tale monologo, di solito, viene recitato da Amleto mentre tiene un teschio in mano (Atto III, scena I; in realtà la scena del teschio sarebbe nella parte finale del dramma, Atto V, scena I).
Questa tragedia è il più chiaro esempio di esistenzialismo, ove ilprotagonista usa l’ “essere” per alludere sia alla vita sia all’azione, e il “non essere” per significare la morte e l’inerzia, ove s’intrecciano verità etiche o morali, ove l’uomo s’interroga, non solo sugli avvenimenti correnti, ma soprattutto sui misteri della sua stessa natura.
Preciso che molti vocaboli sono stati tonicamente accentati per facilitarne la
pronunzia.





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